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Riconosciuto E.N.C.I. - F.C.I.
"of Stillo's Descent"
Section Allevatore
Questo é il giudizio, rilasciato dal Sig. giudice Sauro ZANCHI, con il quale Clemente ha vinto a Cinquemiglia di Città di Castello (PG) il suo ultimo Campionato Italiano C.S.A.A. in classe Campioni:

"Eccellente tipo, solido, ben rapportato, con eccellente testa - eccellente pigmentazione - eccellente l'uscita del collo - eccellente il cranio - eccellenti i rapporti della testa - torace molto ben disceso - angolazioni corrette - spalla solida - eccellente mantello - muove molto bene"

1° ecc. - B.O.B. e Campione Italiano 2006

Il giorno 11/06/2006 alla gara Nazionale di Dicomano (FI) da parte del Sig. giudice Paolo INGOGLIA un altro grande giudizio che riporto solo in parte:

"Cane già a me noto, in splendide condizioni di forma si dimostra padrone del ring, in movimento aggredisce il terreno.

1° ecc. - 1° Best in Show classe Campioni





"LA DISPLASIA DELL'ANCA DEL CANE"


La displasia dell'anca è la più diffusa ed una tra le più invalidanti malattie ortopediche del cane. E' caratterizzata da vari gradi di debolezza articolare con sublussazione e più tardi artrosi dell'articolazione. I sintomi sono molto variabili e non sempre in relazione con la gravità della patologia: si va da soggetti che non mostrano disagio a soggetti gravemente sofferenti. Animali diversi per razza o carattere possono mostrare disagio differente a parità di condizioni.

SVILUPPO
La displasia è una malattia di sviluppo trasmessa geneticamente scoperta nel 1935, presente in oltre 80 razze, soprattutto grandi e giganti. Lo sviluppo della malattia è influenzato anche da fattori non ereditari (ambientali) come la nutrizione e l'attività fisica.
Le anche dei cani che svilupperanno displasia alla nascita risultano normali, a differenza di quanto avviene per l'uomo. In genere colpisce entrambi i lati, spesso con quadri di gravità differente, ma può anche essere monolaterale (7%).
Nonostante i programmi di controllo questa malattia è ancora molto diffusa a causa della sua complessa ereditarietà (polifattoriale). Intanto non è sempre vero che da due genitori sani nasceranno tutti figli sani (soprattutto per le razze nel cui patrimonio genetico la displasia è molto diffusa). Pertanto radiografie di articolazioni sane nei riproduttori, sebbene altamente desiderabili, non sono garanzia assoluta per i discendenti.
Tra i fattori ambientali che possono influenzare lo sviluppo della displasia abbiamo: taglia, conformazione corporea, velocità di crescita ed esercizio fisico. Quando in un cane il potenziale genetico per la displasia è presente, una alimentazione ipercalorica, iperproteica ed eccesso di calcio e vitamine produrranno un rapido accrescimento corporeo che aumenterà la gravità della patologia. Da qui l'importanza di alimentazioni specifiche ed equilibrate per i cuccioli nonché la necessità di prevenire l'eccesso di peso.
Lo sviluppo muscolare degli arti posteriori è in relazione con la displasia. Infatti una crescita troppo rapida può portare ad un insufficiente sviluppo muscolare rispetto alla base scheletrica. Questa incongruenza muscolo/scheletrica condurrebbe alla instabilità articolare che è alla base della patologia.
Esercizio fisico: è stato dimostrato che un eccesso di sollecitazioni in giovane età accresce l'incidenza. Durante lo sviluppo bisogna incoraggiare le attività a ridotto impatto sull'apparato locomotore (nuoto, passeggiate) e ridurre al minimo quelle ad elevato impatto (galoppo, salto).

SEGNI CLINICI
I primi segnali generalmente compaiono tra i 4 e gli 8 mesi di età e sono riconducibili alla lassità articolare (instabilità) che produce movimenti anomali e quindi infiammazione, responsabile del dolore.
Questa lassità nei cani giovani crea un circolo vizioso che va ad interferire con la ossificazione del bordo acetabolare, produce erosione della cartilagine articolare, stiramento del legamento rotondo, ispessimento della capsula articolare e formazione di osteofiti; tutto questo porterà ad un acetabolo appiattito e testa del femore deformata che a loro volta indurranno l'artrosi, stadio finale della malattia.
Clinicamente i giovani cani colpiti potranno mostrare debolezza, riluttanza a saltare, difficoltà ad alzarsi, tendenza ad inciampare e zoppia di vario grado. Spesso durante l'accrescimento si avranno fasi di rapido peggioramento seguite da momentaneo miglioramento.
Nel frattempo comunque l'evoluzione è progressiva per lo sviluppo della coxartrosi.

DIAGNOSI PRECOCE
A partire dai 5 - 6 mesi di età la maggior parte dei cani affetti è già individuabile. Conviene pertanto effettuare una visita ortopedica completa durante la quale verranno effettuate delle radiografie in sedazione e si valuteranno anche altre patologie di sviluppo (in particolare la displasia del gomito).

LASTRE UFFICIALI
Allo scopo di ridurre l'incidenza in molte razze vengono effettuate delle radiografie ufficiali per la ricerca della displasia al compimento dei 12 mesi (15 - 18 in certe razze). Effettuate in anestesia verranno valutate da apposite commissioni ufficiali che certificano il cane assegnandolo ad una delle 5 classi previste: ( 0 = assenza, I = sospetta, II = lieve, III = media, IV = grave ).
La qualifica ottenuta verrà riportata sul pedigree. Tali radiografie sono importanti ai fini della selezione dei riproduttori, ma sono tardive per applicare le metodiche chirurgiche più efficaci.

TRATTAMENTO
Può essere sia di tipo conservativo che chirurgico. La precocità rappresenta comunque la chiave del successo nel trattamento della malattia. Infatti un'artrosi importante, normale evoluzione della displasia, preclude gli interventi chirurgici più efficaci

TERAPIA CONSERVATIVA
Ha lo scopo di mantenere una funzione che permetta un livello di attivita il più normale possibile. Oltre la metà dei cani con displasia possono essere gestiti a lungo senza ricorrere alla chirurgia. Con la piena collaborazione del proprietario si imposta un piano basato su:
1) Controllo del peso (dimagrimento)
2) Esercizio fisico (fisioterapia) costante e non traumatico, per mantenere un buon tono muscolare
3) Regolare e moderato uso dei farmaci analgesici e antinfiammatori, necessari per interrompere il circolo vizioso (dolore - inattività - atrofia muscolare - instabilità).

TERAPIA CHIRURGICA
A) Cani giovani
1) Triplice Osteotomia Pelvica (T.P.O.): cani sintomatici con instabilità coxo-femorale ma articolazione ancora ben conservata e coxartrosi da assente a lieve sono i candidati ideali per questo intervento che induce un recupero della meccanica articolare e la scomparsa della instabilità, "costringendo" la testa del femore dentro l'acetabolo. Quando fattibile (precocità di diagnosi) è senza dubbio raccomandata in quanto minimizza l'evoluzione artrosica.
La risposta clinica è eccellente in oltre il 90% dei cani trattati.
2) Tettoplastica Acebolare Dorsale (Dartroplastica): riservata ai cani con coxartrosi seria (quadro più avanzato del precedente); consiste nel creare un nuovo bordo acetabolare, utilizzando un innesto di osso prelevato dal bacino, su cui alloggerà la testa femorale.
Dà dei buoni risultati migliorando la distribuzione dei carichi e la stabilità articolare.
B) Cani adulti, con evidenza radiografica di coxartrosi non rispondenti alla terapia conservativa possono essere sottoposti ad uno dei seguenti interventi:
1) Ostectomia della testa e del collo femorali o artroplastca per escissione: semplice, si adatta meglio ai cani di peso inferiore ai 15 kg.; elimina il dolore dovuto all'artrosi, ma la funzionalità ottenibile non è eccellente nei cani di grossa taglia. E' un'alternativa economica.
2) Perineo-ileopsoas-tomia e Nevrectomia della capsula articolare (P.I.N.): recente, non complesso, palliativo per la terapia della coxartrosi. Clinicamente dà buoni risultati ed è preferibile alla osteoctomia femorale nei cani di grossa taglia con grave artrosi.
3) Protesi di anca: consiste nella sostituzione delle due componenti articolari con protesi di materiale plastico (acetabolo) e metallico (testa e collo del femore). Piuttosto complesso, può restituire una funzionalità prossima a quella normale in caso di gravi forme di artrosi.

Tutta la materia è , comunque, in continuo sviluppo. Basti pensare che negli ultimi tempi si è formata una corrente di pensiero secondo la quale l'incidenza sulla patologia dei fattori ambientali sarebbe addirittura superiore (60%) alla sua componente genetica (40%).





"HERPESVIROSI CANINA: ecco il vaccino"


Merial Italia comunica
che il vaccino contro l'Herpesvirosi canina ha superato i rigidi criteri interni di qualità produttiva ed è pertanto nuovamente disponibile presso i Medici Veterinari.
La vaccinazione contro l'Herpesvirosi canina è fondamentale per prevenire la mortalità causata da Hepesvirus nei cuccioli.
Tale infezione è estremamente diffusa nella popolazione canina (fino al 90%, Masoero L. e al., Veterinaria, 1999) ed è responsabile di infertilità, aborti e mortalità neonatale, causando danni rilevanti nell'allevamento canino sia professionale sia amatoriale.
Il principio su cui la vaccinazione si basa è quello di vaccinare la madre in gravidanza, mediante due somministrazioni in momenti diversi, per proteggere la cucciolata.
Le due vaccinazioni determinano infatti nella madre una produzione di anticorpi rivolti contro il virus, che passano in elevata quantità nel colostro assunto dai cuccioli subito dopo il parto.
I cuccioli risultano in questa maniera protetti dalla mortalità e dai sintomi clinici dell'Herpesvirosi in corrispondenza del periodo di massima sensibilità al virus, quello delle primissime settimane di vita.
Il protocollo vaccinale deve essere ripetuto ad ogni gestazione, in modo da assicurare protezione adeguata ad ogni cucciolata.
Il vaccino non presenta controindicazioni o rischi né per la madre né per i cuccioli e non veicola in alcun modo il virus intero negli animali vaccinati. L'efficacia del vaccino è stata confermata in campo in allevamenti infetti da Herpesvirus canino: nei soggetti vaccinati si è osservata tendenza al miglioramento della percentuale di gestazione e una riduzione significativa della mortalità complessiva dei cuccioli nel periodo precedente lo svezzamento.
Il ruolo del Medico Veterinario è fondamentale e insostituibile nell'allevamento canino per una corretta impostazione ed esecuzione del protocollo vaccinale e per un accurato monitoraggio di tutte le problematiche riproduttive.
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